canti del caos

Canti del Caos vuole essere una citazione in piena regola della poetica di Antonio Moresco.  Riprendendo il titolo dell’omonimo libro, i canti che noi proponiamo sono in realtà performance ultraumane, crossmediali, fatiche di artisti della parola che non si limitano solo a quella, ma la contornano, la spezzano, la puntellano di pixel, la aumentano e la nascondono;

Canti del Caos è il titolo opportuno, non ce ne sarebbero stati altri, e siamo contenti che sia il titolo del libro di uno dei più grandi scrittori contemporanei.

Le serate saranno un crescendo di momenti dal semplice aperitivo del caos, che sarà composto ogni volta da una presentazione di laboratori/autori/artigiani dal basso – poi sarà dato spazio ai più coraggiosi con un Open Mike a tema. Ovviamente il pezzo forte: la prima serata con una performance ogni volta differente, con ospiti esterni ed estremi, POETI – capaci di adattare divulgare una poesia al contemporaneo.

Canti del Caos è un’insieme di tentativi caotici ma belli, nel loro essere canti e nel loro essere puro caos.

Chissà se un giorno Antonio Moresco passerà da noi, e apprezzerà il tributo in suo onore.

a cura di Alessandro Burbank e Francesco “Bol” Gibaldi

Performance – Golpe Grosso Live

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Tiziano Scarpa su Canti del caos

A un certo punto dei Canti del caos, un personaggio si sposta in automobile.

In quella pagina una frase afferma che, oltre il parabrezza, di fronte al guidatore in movimento “la strada sbocciava”. Mi sono già affezionato a questa metafora, una delle innumerevoli metafore semplici e meravigliose alle quali Antonio Moresco ci ha abituati. Ogni volta che salgo su un’automobile, ormai, non posso fare a meno di godere della strada che sboccia davanti a me, man mano che mi inoltro in essa, come una fioritura che si spalanca incessantemente, sgorgando dal punto di fuga dell’orizzonte.

Se dovessi riassumere con una sola parola il nuovo romanzo di Moresco, sceglierei proprio questa: direi che è un romanzo che “sboccia”, sboccia incessantemente davanti agli occhi del lettore, man mano che ci si inoltra in esso.

I Canti del caos sbocciano: all’inizio, nelle pagine di apertura, ci sono semplicemente uno scrittore che scrive e un editore che legge. Eppure, da un punto di partenza apparentemente così libresco, mai il lettore ha intrapreso un viaggio altrettanto emozionante. I Canti del caos spalancano interi universi dirigendosi inflessibilmente verso il punto di fuga della scrittura: è lì che Moresco ci conduce, nel punto d’origine di ogni fioritura, nel cratere che partorisce la visione, dove le forme sono in tensione, in sofferenza, dove il visibile è osceno e coincide con l’invedibile, con l’accecante e l’intollerabile.

Chi non ha paura di rimanere ustionato vedrà sbocciare davanti ai suoi occhi storie e personaggi che non dimenticherà mai: una Musa, un ginecologo spastico, una ragazza dal flusso mestruale esondante, un vecchio con una paresi masturbatoria, l’intero staff di un’agenzia pubblicitaria… La fantasia che sgorga dai Canti del caos è crudele, e disperata della propria crudeltà.

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